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diritto di sciopero

… professor Ugo Mattei … oggi, più di una persona evocato la parola dittatura per quello che è accaduto a Trieste questa mattina [18.10.21], lei condivide questa analisi?

Abbiamo raggiunto sicuramente … abbiamo fatto un altro passettino avanti, diciamo così, secondo me la dittatura in qualche modo c’è già, è soltanto una questione di gradi, non so come dire, per cui secondo me oggi abbiamo fatto un passo avanti perché attaccare delle persone che esercitano un diritto di sciopero, che è costituzionalmente garantito, sul luogo di lavoro attraverso una violenza bestiale da parte delle forze dell’ordine, contro lavoratori che protestano per il loro diritti in modo totalmente pacifico, costituisce un’aggressione che in Italia s’era visto soltanto col governo Tambroni nel 1960, i fatti di Reggio Emilia ben noti.
Non era mai più successo nonostante le nostre forze dell’ordine avessero dato spesso triste esempio di violenza – ricordiamo gli episodi di Genova, i piu noti diciamo – ma ce ne sono stati tanti altri sicuramente.
L’aggressione a degli operai in sciopero è un passo avanti, un salto di qualità che fa pensare davvero al fatto che la dittatura, se non c’è già si avvicina, teniamo conto che il fascismo non è diventato dittatura fino dopo il 1926-7, prima era un ordine … era era un sistema compatibile con la costituzione albertina, quindi la trasformazione in dittatura. Non si entra di colpo dittatura – meglio, può succedere anche quello però in dittatura normalmente si entra in modo progressivo.
Noi ci stiamo avvicinando, secondo me in modo sempre più preoccupante, ad un punto di non ritorno. Io non nascondo di essere oggi proprio davvero preoccupatissimo, e davvero poco di buon umore sebbene io sia una persona normalmente allegra.

Ecco, grazie professore nel frattempo è arrivato un messaggio dell’arcivescovo monsignor Carlo Maria Viganò al popolo di Trieste, un messaggio di cui leggiamo qualche stralcio insieme che è molto lungo, e dici a un certo punto questo, si rivolge ai lavoratori e portuali e dice

… qualcuno di voi, soprattutto tra quanti si sono uniti a questa protesta da poco, penseranno che quanto vi dico siano teoremi di cospirazionisti, qalcuno pensa ingenuamente che questa “pandemia”, i cui morti sono stati causati quasi interamente dal divieto di seguire i protocolli efficaci, sia soltanto stata gestita male, da poche persone incompetenti e sprovvedute, ma non è così. Chi parla del calo dei contagi e dell’assenza di “geen pass” nei paesi del nord Europa, ignora che tra qualche mese in Danimarca sarà obbligatorio l'”identità digitale” con cui ogni cittadino sarà schedato con la carta identità, il passaporto, il codice fiscale, la tessera sanitaria, lo stato vaccinale e il conto bancario, e se non ci sono stati “lockdown” e coprifuoco, se non si sono resi obbligatorie le mascherine, è solo perché quei paesi sono già perfettamente globalizzati e indottrinati all’ideologia del Grande Reset …

e parla poi anche della Svezia. Ecco qui ci sono … è interessante questa cosa perché l’arcivescovo americano Viganò mette l’accento su questo, cioè non facciamoci illusioni sul fatto che alcuni paesi stiano togliendo le restrizioni perché in realtà le restrizioni le hanno già introiettate con l’identità digitale. Vorrei sapere dal professor Mattei cosa ne pensa su questo, visto che sono temi di cui lei si occupa da molto tempo.

Un’analisi sicuramente molto importante, il dato reale io credo –  adesso io non sono al corrente dello stato di avanzamento dei lavori in Danimarca e Svezia – quello che è certo, che si conferma la visione di molti di noi, il più autorevole dei quali è stato sicuramente Agamben quando diceva “guardate che rapporto mezzo a fine fra green pass e pandemia è invertito rispetto a quello che ci viene detto: ci viene detto sostanzialmente che il green pass è un mezzo per risolvere i problemi creati dalla pandemia, invece è la pandemia che serve allo scopo di imporre di importa il green pass“. Ecco questo, diciamo questa inversione dei mezzi dei fini dimostra che cosa, dimostra semplicemente che nel momento in cui … che il tentativo di utilizzare, invece del diritto, la tecnologia dell’informatica per controllare le persone è molto avanzato, ed è abbastanza scontato, lo dice anche prima la Perucchietti, l’ha detto bene, nel senso che è ovvio che costa molto meno controllare con l’algoritmo piuttosto di quanto non costi controllare con il diritto; il diritto è costoso, ci devono essere i giudici, ci devono essere gli avvocati, ci devono essere facoltà di giurisprudenza, ci sono delle lunghe discussioni sui principi ed è quindi un lavoro, è un’infrastruttura costosissima; l’algoritmo non costa quasi niente, quindi la sostituzione del diritto con il green pass fondamentalmente è più o meno la stessa cosa della sostituzione dei cassieri della ferrovia, dei biglietti ferroviari con le macchine che dispensano i biglietti; una macchina dispensa biglietti costa venticinquemila euro, fa il lavoro di dieci bigliettai all’anno e capisci che dal punto di vista dei costi è incomparabile; se un sistema ha come obiettivo quello di risparmiare, come il  neoliberismo sembra essere, questo evidentemente è qualche cosa che sta succedendo.
Ciò detto, se questa cosa qui appunto sia già stata raggiunta in altri paesi non lo so, certo anche noi siamo molto avanti perché la stessa società golden-share – chiamiamola così – del ministero dello sviluppo economico, che gestisce i rapporti fra il cittadino e la pubblica amministrazione, quando uno utilizza pagoPA che praticamente è il sistema per fare i pagamenti delle multe o delle tasse alla pubblica amministrazione, quella stessa società è quella che è anche proprietaria dell’infrastruttura digitale del green pass.
È quindi chiaro che questo genere di informazioni se vengono,
come dire, gestite controllate processate, al di fuori dei problemi di
rispetto della privacy, dallo stesso soggetto economico, e questo soggetto economico è sostanzialmente lo Stato, ecco io vorrei sapere quale differenza c’è, tra il nostro sistema di costituzionalismo liberale e quella che viene denigrato come il modello comunista cinese – voglio dire, esattamente la stessa cosa: dei soggetti economici controllati o comunque fortemente partecipati dal pubblico che controllano tutti i dati dei privati, che sono in grado sostanzialmente di condizionarne ogni comportamento; è chiaro che i prossimi passi saranno l’abrogazione del contante, che risponde la stessa logica, saranno delle operazioni … probabilmente la stessa questione del riscaldamento globale verrà incorporata in qualche modo in forme di impronta ecologica dei vari cittadini, di limiti di varia natura alle possibilità di consumo, soprattutto delle possibilità di accesso a quelli che sono beni comuni, in un grande quadro di privatizzazione dei beni comuni che sta per ricominciare, perché noi abbiamo già questo disegno di legge sulla concorrenza che riporterà di dieci anni indietro l’orologio, prima del referendum del 2011, ma sono tempi molto brutti, io mi auguro che queste proteste sociali, così come era successo altre volte nella storia, siano sufficienti per cacciare il governo.
Io penso che noi non possiamo andare avanti con un banchiere al servizio dei poteri transnazionali, della finanza, diciamo da Wall Street alla city di Londra, che comanda nel nostro paese e con la classe politica accucciata ai suoi piedi, io credo che questo sia una gravissima stortura della libertà di tutti noi e mi auguro che ci siano le condizioni per organizzare una resistenza efficace.

Fonte: Byoblu – Ugo Mattei

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