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audizione senato g.agamben

“Mi soffermerò soltanto su due punti …

Il primo e l’evidente – sottolineo la parola evidente – contraddittorietà del decreto in questione.
Voi sapete che il governo, con apposito decreto legge numero 44 del 2012 detto scudo penale ora convertito in legge, si è esentato da ogni responsabilità per i danni prodotti dal vaccino; e quanto gravi possono essere questi danni risulta dal fatto che l’articolo 3 del decreto il questione menziona esplicitamente gli articoli 589 e 590 del codice penale, che si riferiscono all’ omicidio colposo e
alle lesioni colpose. Come autorevoli giuristi hanno notato,
questo significa che lo Stato non si sente di assumere la responsabilità per un vaccino che non ha terminato la fase di sperimentazione, e tuttavia allo stesso tempo cerca di costringere con ogni mezzo i cittadini a vaccinarsi, escludendoli altrimenti dalla vita sociale e ora, con nuovo decreto che siete chiamati votare, privandoli perfino della possibilità di lavoro.
È possibile, chiedo, immaginare una situazione giuridicamente e moralmente più abnorme? Come può lo Stato accusare di irresponsabilità chi sceglie di non vaccinarsi quando è lo stesso Stato che per primo declina formalmente ogni responsabilità in merito alle possibili gravi conseguenze – ricordate di articoli 589 e 590, morte e lesioni da vaccino? Ecco vorrei che i parlamentari riflettessero a questa contraddizione, che a mio avviso configura una vera e propria mostruosità giuridica.

Il secondo punto sul quale vorrei attirare l’attenzione non riguarda il problema medico del vaccino, ma quello politico del green pass, che non deve essere confuso col primo: abbiamo fatto tantissimi vaccini senza che questo ci obbligasse ad esibire un certificato per ogni nostro passo. È stato detto da scienziati e da medici
che il green pass non ha in sé neanche alcun significato medico, ma serve a obbligare la gente a farsi vaccinare.

Io credo invece che si possa e si debba dire il contrario, e cioè che il vaccino sia un mezzo per costringere la gente ad avere un green pass, cioè un dispositivo che permette di controllare e tracciare in misura che non ha precedente i loro movimenti.
I politologi sanno da tempo che le nostre società sono passate dal modello che un tempo si chiamava società di disciplina
al modello delle società di controllo, società fondate un controllo digitale virtualmente illimitato di comportamenti individuali, che divengono così quantificabili con un algoritmo. Ci stiamo ormai abituando a questi dispositivi di controllo.
Ma vi chiedo: fino a che punto siamo disposti ad accettare che questo controllo si spinga? È possibile che i cittadini di una società che si pretende democratica si trovino in situazione peggiore dei cittadini dell’Unione Sovietica sotto Stalin?
Voi sapete forse che i cittadini sovietici erano obbligati ad esibire un lasciapassare per ogni spostamento da un paese all’altro, ma noi siamo obbligati ad esibire un green pass anche per andare al ristorante, anche per andare in un museo, anche per andare al cinema e ora, cosa ancora più grave col decreto che state per convertire in legge, anche ogni volta che si va a lavorare.
E inoltre com’è possibile accettare che, per la prima volta nella storia d’Italia, dopo le leggi fasciste del 1938 sui non ariani, si creino dei cittadini di seconda classe che subiscono restrizioni che dal punto di vista strettamente giuridico – ovviamente i due fenomeni non hanno nulla a che fare, parlo solo di analogia giuridica – subiscono restrizioni che sono identiche a quelli che subivano i non ariani, che concernevano soprattutto la possibilità di lavorare. Ma i non ariani potevano circolare, potevano andare al ristorante.

Tutto fa pensare cioè che i decreti legge che si susseguono l’uno dopo l’altro quasi emanassero da una sola persona, vadano inquadrati in un processo di trasformazione delle istituzioni e dei paradigmi di governo della società in cui ci troviamo. Trasformazione che è tanto più insidiosa perché, come era venuto per il fascismo, avvengono senza che ci sia una cambiamento del testo della Costituzione, avvengono surrettiziamente. Il modello che viene così eroso e cancellato è quello delle democrazie parlamentari, con loro diritti, le loro garanzie costituzionali, e al loro posto subentra un paradigma di governo in cui, in nome della bio-sicurezza e del controllo, le libertà individuali sono destinati a subire limitazioni crescenti.

La concentrazione esclusiva dell’attenzione sui contagi e sulla salute, mi pare impedisca infatti di percepire che questa grande trasformazione che si sta compiendo nella sfera politica,
quale sia il significato di questa grande trasformazione, impedisce di rendersi conto del fatto che, come gli stessi governi del resto non si stanca di ricordarci, la sicurezza e l’emergenza non sono fenomeni transitori ma costituiscono la nuova forma di governabilità.

Credo che in questa prospettiva è più che mai urgente che i parlamentari considerino con estrema attenzione la trasformazione politica in corso, che non si soffermino solo sulla salute, che alla lunga del resto è destinata a svuotare il parlamento di suoi poteri, riducendolo come sta pure ora avvenendo, ad approvare semplicemente, in nome della bio-sicurezza, decreti che emanano da organizzazioni e persone che col parlamento han ben poco a che fare.” — Giorgio Agamben

Fonte: youtube, byoblu, altra trascrizione, originale

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